mercoledì 16 agosto 2023

Il Branca a Story Time (Radio Canale Italia)

 Il 25 Febbraio 2023 Branca Brancaleoni ha approfittato del suo esilio da Casteldurante per recarsi negli studi di Radio Canale Italia, dove ha partecipato alla rubrica Story Time con una sua intervista. Tramite essa potrete conoscerci meglio, sapere chi siamo, come siamo nati e scoprire la passione che vi è dietro al nostro lavoro di rievocazione.



martedì 15 agosto 2023

Gli Armigeri a "Corciano a spasso tra Medioevo e Rinascimento"

 Nei giorni di venerdì 11, sabato 12 e domenica 13 Agosto 2023, le soldataglie del Branca hanno preso parte alla rievocazione di "Corciano a spasso tra Medioevo e Rinascimento", in provincia di Perugia. Qui hanno allestito il loro accampamento presso i giardini del torrione di Porta Santa Maria insieme alle altre compagnie.

Nella serata di venerdì, Upezino dell'Orsaiola e Raniero da Torre Abbazia, guidati dal capitano Massimiliano da San Martino, hanno preso parte al torneo dei fanti con mazza e scudo. Qui si è segnalato in particolar modo Upezino, piazzandosi al secondo posto.

Upezino dell'Orsaiola durante un duello del torneo dei fanti (foto di
Corciano Festival
).

Insomma, un bel fine settimana immersi nel Medioevo e nel bellissimo paesaggio umbro ed accolti con grande ospitalità, per la quale rivolgiamo un sentito ringraziamento agli organizzatori.

Upezino dell'Orsaiola e Raniero da Torre Abbazia nel centro storico di Corciano.


martedì 8 agosto 2023

Gli Armigeri alla corte di Montefiore Conca (RN)

 Nei due fine settimana del 22 e 23 Luglio e del 5 e 6 Agosto gli Armigeri hanno allestito il loro accampamento nella piazza d'arme della rocca di Montefiore Conca, dove hanno accolto i visitatori mostrando loro armi, oggetti d'uso quotidiano e vestiario storici.

Gli Armigeri del Branca e Tripudium Clareti.

Oltre alle esercitazioni di scherma, gli Armigeri hanno avuto modo di dedicarsi anche alla danza, grazie alla partecipazione delle danzatrici di Tripudium Clareti, che, tramite le musiche e i balli, hanno fatto rivivere ai visitatori suggestive atmosfere medievali.

Esposizione di armature.

Ma non è mancato nemmeno il momento per una cena medievale, preparata dagli Armigeri, a base di zuppa di ceci e funghi e ippocrasso.

Zuppa di ceci e funghi preparata dagli Armigeri.

Insomma, tante attività con cui si è cercato di far tornare indietro la rocca alla sua epoca di massimo splendore, ricostruendo i vari aspetti e i vari settori della vita delle donne e degli uomini che nel Medioevo hanno abitato fra le sue possenti mura. Un modo per valorizzare il patrimonio del nostro territorio e di farne conoscere la storia con divertimento e curiosità.

La tenda del Branca.

Il Branca e Niccolò Filippo discutono mentre gli armigeri si preparano per un duello.


domenica 16 luglio 2023

Branca Brancaleoni e Brancaleone da Norcia. Storia di un fraintendimento (forse non così grave)

 Spesso, durante le manifestazioni, quando qualche passante si ferma al nostro accampamento e scopre che il nostro gruppo si chiama "Gli Armigeri del Branca", gli è quasi spontaneo collegare, per somiglianza di nome, Branca Brancaleoni al celebre Brancaleone da Norcia e trasformare gli armigeri nella scalcagnata armata del film di Mario Monicelli. Certo, all'inizio può essere fastidioso che, dinnanzi al nostro lavoro di ricostruzione fedele di una realtà storica del secondo XIV secolo, la prima cosa che viene in mente al passante sia L'armata Brancaleone, con la quale, ovviamente, in quanto rievocatori non abbiamo nulla a che fare. Eppure col tempo, forse anche per la nostra ammirazione per quel film, a tale fraintendimento ci siamo affezionati, tanto che può capitare che anche fra noi componenti del gruppo emergano battute o citazioni legate al Medioevo di Monicelli. Per questo riteniamo doverosa una riflessione sul film L'armata Brancaleone (1966) e sul suo seguito, Brancaleone alle Crociate (1970). Non fosse altro che per il grande impatto che esso ha avuto sull'immaginario comune riguardante il Medioevo.

Chiaro è che il film di Monicelli non è un film storico. Così come inutile (anzi, stupido) sarebbe cercare di mostrarne gli errori filologici e gli anacronismi, in quanto dietro a quest'opera cinematografica non vi era alcun intento filologico. Si pensi solo al vestiario, che certamente è evocativo di un passato medievale dai toni surrealisti, ma che sicuramente non ha nulla di storico. Lo stesso Monicelli disse: ⟪Fu difficile perché: come erano vestiti gli italiani dell'epoca, del 900 d. C.? Non si sa... con delle toghe come i latini? Alla fine Ghirardi, il costumista del film, si è inventato lui qualcosa.⟫ [M. Monicelli, A. Palazzino 2012] Eppure, se ci si sofferma a riflettere, forse le inesattezze e le grossolanità non mancano anche nel cinema "storico" attuale? Il quale, tuttavia, vuole presentarsi come serio, anzi serioso, senza avere l'ironia intellettuale di scherzare ed ammettere le inesattezze e grossolanità che esso stesso veicola (spesso, senza che nessuno si premuri troppo di smascherarle).

D'altra parte nemmeno il periodo storico d'ambientazione risulta ben preciso. Monicelli parlava vagamente dell'anno Mille, quindi grosso modo, essendo presente anche il fenomeno delle crociate, dovremmo ipotizzare l'XI secolo. Ma nemmeno questo importava. Così come l'epoca di riferimento è molto labile nelle chansons de geste e nei romanzi cavallereschi, parimenti lo è nel film di Monicelli. Ciò non è un caso, perché proprio la visione edulcorata ed abbellita del Medioevo cavalleresco dei poemi è il bersaglio de L'armata Brancaleone. Quel passato idealizzato, puntualmente ripreso dal romanticismo ottocentesco, da Walter Scott in poi, fatto di tornei, di dame innamorate e cavalieri ligi al loro codice d'onore era la pesante retorica con cui, troppo, spesso il Medioevo era ed è mascherato nel cinema e nella letteratura. Un Medioevo irrealistico e privo di storicità, per scardinare il quale Monicelli crea un altro Medioevo altrettanto irrealistico e privo di storicità, ma posto sul versante opposto, dunque fatto di cavalieri straccioni e di disperati in cerca di improbabili fortune in mondo diroccato e cencioso. 

⟪La verità è che noi non volevamo far vedere l'Alto Medioevo che si raccontava a scuola, nei romanzi di Re Artù, della Tavola Rotonda... [...] Tutto questo non era vero: la verità è che il Medioevo era un'epoca selvaggia, ignorante e priva di cultura.⟫ [M. Monicelli, A. Palazzino 2012] Monicelli sicuramente estremizzava, perché lui stesso si rifece alla cultura che il Medioevo seppe creare, ad esempio quando diede vita allo pseudo-volgare utilizzato nei dialoghi del film, ispirandosi, fra gli altri, a Francesco d'Assisi e Jacopone da Todi. Eppure il concetto è chiaro: infrangere la visione di un Medioevo patinato e crearne una di un Medioevo più umano, nel bene e nel male, nel bello e nel brutto. D'altra parte al mondo selvaggio e  cencioso de L'armata Brancaleone si adattano benissimo le parole dello storico John Larner, quando cerca di ricostruire l'aspetto della Romagna appenninica medievale: ⟪La vita in remote plaghe come queste sembra frenata dalla linea delle montagne tutto attorno. Qui vi era una società non dissimile da quella del Friuli del diciannovesimo secolo ritratta da Nievo nelle Confessioni di un italiano, con un signore illetterato, e un cappellano quasi-letterato, con il fango che ostruisce la corte del castello, i cani stesi sui giunchi del vestibolo, e un tetro comune rustico soggetto. L'organizzazione domestica di un grande signore sarebbe stata più complessa, ma la struttura fondamentale era la medesima.⟫ [J. Larner 2008, p. 134]

Si prenda ad esempio una scena celeberrima de L'armata Brancaleone, ovvero quella in cui Brancaleone da Norcia incontra il bizantino Teofilatto dei Leonzi e nessuno dei due vuole cedere il passo. Quello che si aspetterebbe il lettore di romanzi cavallereschi e di Ivanhoe sarebbe un duello d'onore fra due cavalieri. Invece quel che ne scaturisce è una rissa farsesca fra due individui dispersi nella Tuscia che tentano di colpire il nemico a tradimento, che si ruzzolano nella polvere e finiscono, come due poveri contadini, per mietere un campo di grano con le loro spade. Insomma, una decostruzione dello stereotipo del duello cavalleresco che ci fa ricordare, tramite l'ironia e l'esagerazione, come nella realtà storica, forse, i colpi alle spalle, i calci e i pugni dovessero essere più frequenti di quanto non si immagini comunemente. Come ricorda Franco Cardini, trattando proprio del periodo storico in cui potremmo collocare Brancaleone da Norcia: ⟪Lo scontro fra i grandi detentori di signorie bannali, ciascuno  dotato di seguaci armati, diviene il dato caratteristico della vita del X-XI secolo, cioè del lungo periodo corrispondete alla cosiddetta "anarchia feudale". È questo il tempo nel quale gli armati sono anzitutto tyranni, praedones; e le loro violenze nei confronti degli indifesi e in genere di tutti quelli che la Chiesa definisce pauperes (i chierici stessi, le vedove, gli orfani, in genere gli incapaci di difendersi e gli sprovvisti di qualunque forma di tutela) sono sempre più spesso denunziate, specie nelle fonti vescovili.⟫ [J. Le Goff 2010, p. 86]

Insomma, concludendo, il film è una parodia di un Medioevo ideologizzato già nel Medioevo, è uno spunto che vuole innescare una riflessione su come percepiamo la storia, che forse saremo sempre destinati a distorcere dal nostro punto di vista di uomini della contemporaneità, che si trascinano dietro la loro cultura anche quando vogliono essere imparziali e che devono fare i conti (cosa spesso dimenticata) con pochissime fonti rispetto a quel che un'epoca passata ha effettivamente prodotto. Dunque, non ci dispiace se di tanto in tanto "Gli Armigeri del Branca" divengono L'armata Brancaleone, perché il film di Monicelli ci ammonisce a non prenderci troppo sul serio, a non creare uno stereotipo troppo serioso e poco umanamente credibile (e, dunque, astorico) della realtà che intendiamo rievocare.

Luca Onofri


Bibliografia di riferimento utilizzata (le note nel testo fra parentesi quadra riportano gli autori, l'anno di pubblicazione e la pagina):

sabato 15 luglio 2023

Gli Armigeri alla Rocca di Montefiore Conca (RN)

 Sabato 22 e domenica 23 Luglio 2023 ci troverete in un posto a noi molto caro, la rocca di Montefiore Conca. Un luogo in cui spesso, grazie alla disponibilità dei gestori, ci ritroviamo per allenarci a scherma in abito storico e in un contesto architettonico e paesaggistico dove è facile illudersi per qualche istante di rivivere per davvero il Medioevo.



Nelle giornate indicate, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, ci troverete nella piazza d'arme del castello, dove allestiremo un piccolo accampamento in cui verranno accolti i visitatori. Oggetti di vita quotidiana, scherma storica, armi e danze saranno solo alcuni degli ambiti del Medioevo che potrete esplorare, immergendovi a tutto tondo in un'atmosfera unica e coinvolgente.

Il Branca alla rocca di Montefiore Conca.

Insomma, non vi resta che venire a trovarci in questo luogo speciale, dove l'esilio riminese di Branca Brancaleoni e delle sue soldataglie potrà essere rievocato nel modo storicamente più fedele. E non perdete l'occasione per scoprire, visitando la rocca, la tragica storia d'amore fra Costanza Malatesta e Ormanno.

giovedì 6 luglio 2023

Il viaggio nel Medioevo

 Contrariamente ai luoghi comuni, il Medioevo non fu certo un momento di isolamento. Specialmente nei suoi secoli centrali e finali, vi erano svariate ragioni che potevano spingere il viaggiatore a mettersi in cammino. Innanzitutto la fede. Il pellegrinaggio, infatti, fu un fenomeno particolarmente importante per quest'epoca ed ebbe fra le principali mete il Santo Sepolcro di Gerusalemme, la tomba dell'apostolo Giacomo a Santiago de Compostela e quella di san Pietro a Roma. Oltre a tali mete ve n'erano altre più o meno famose, da Monte Sant'Angelo in Gargano e Loreto ai più piccoli luoghi di culto locali. Si può, infatti, distinguere i pellegrinaggi in due categorie: la Pilgerfahrt, ovvero il vero e proprio viaggio a carattere devozionale il luoghi molto lontani dalla propria dimora, e la Walfahrten, cioè brevi itinerari locali legati ad una dimensione collettiva e di festività.


Gerusalemme fu una meta di pellegrinaggio importante fin dalla Tarda Antichità e la sua importanza divenne tale da innescare il fenomeno delle crociate, che, almeno da un punto di vista ideologico, avevano proprio lo scopo di tutelare i pellegrini. In realtà Gerusalemme non fu solo un luogo di scontro fra eserciti di differenti religioni, ma anche un punto di incontro fra culture diverse che si influenzarono ed arricchirono reciprocamente.
Grande importanza acquisì il pellegrinaggio a Roma quando papa Bonifacio VIII, nel 1300, istituì il primo Giubileo, che comportava l'indulgenza plenaria per i pellegrini.
A viaggiare erano però anche le merci. In particolare, dal XIII secolo, quando i Mongoli ebbero unificato gran parte dell'Asia e parte dell'Europa sotto il loro dominio, vi furono diversi missionari e mercanti, in primis Marco Polo, che raggiunsero mete molto lontane dell'Oriente. Una situazione che avvantaggiò enormemente le città marinare, le quali di questi traffici commerciali erano i principali catalizzatori. Molte altre mete erano invece più vicine, come ad esempio le grandi fiere che si tenevano nelle Fiandre (Bruges, Ypres e Lilla) e nella Champagne.

Viandante a Montebotolino (Badia Tedalda, AR)

Le vie di comunicazione erano infine percorse anche da eserciti e, anzi, quasi sempre l'importanza devozionale, quella commerciale e quella bellica erano legate fra loro indissolubilmente. E il passaggio di eserciti, specialmente quelli mercenari del XIV secolo, era sinonimo di soprusi e razzie per le zone attraversate, come la valle del Lamone, i cui abitanti, nel 1358, ormai stanchi, insorsero e riuscirono a sconfiggere la Grande Compagnia di Corrado Lando (Konrad von Landau).
Un'esempio importante di via di comunicazione in Italia era la Via Romea Germanica, che univa l'area tedesca a Roma, attraversando le Alpi presso il Brennero e proseguendo fino in Romagna, dove superava gli Appennini al Passo di Serra. Di tale tragitto ha lasciato un'importante testimonianza Alberto di Stade, abate tedesco che compì il viaggio nella prima metà del XIII secolo e che lo descrisse negli Annales stadenses.


L'aumento di pellegrini nell'XI secolo fece sì che essi non potessero più trovare alloggio soltanto in luoghi appositi, ma gradualmente nacque una "commercializzazione dell'ospitalità" che garantiva ai viaggiatori un riparo, anche in case private, in cambio di danaro.
Le strade medievali non erano mai ben definite, ma erano costituite da fasci di percorsi che si univano di tanto in tanto nelle tappe fondamentali e fra le quali si sceglieva il percorso migliore in base alla situazione atmosferica e socio-politica del momento. Le strade erano inoltre arterie fondamentali per la vitalità del territorio, tanto che i feudatari miravano sempre ad ottenere il controllo di aree strategiche su di esse, come i passi montani. Per esempio, nel 1371, il cardinale Anglic de Grimoard, nella Descriptio Romandiole, ricorda che il castello di Corniolo (Santa Sofia, FC), sottoposto ai Guidi e posizionato in un'area di controllo sulla strada che univa Romagna e Toscana, ricavava 30 fiorini al mese per la Camera Apostolica grazie a tale posizione. E fu proprio questa "politica dei passi" operata dai signori appenninici che, nel Tardo Medioevo, fece scaturire l'intervento delle città più a valle, come Firenze, stanche di vedere i loro interessi commerciali subordinati alle tasse imposte da piccole famiglie di feudatari di montagna.

Il Convento di Montecasale, Sansepolcro (AR).

Nella Massa Trabaria, cuore dei domini dei Brancaleoni, una via importante era quella che transitava dal Passo delle Vacche (1149 m s.l.m.), che univa il versante adriatico e quello tirrenico collegando due importanti luoghi di culto come l'Abbazia di Lamoli e il Convento di Montecasale. Il nome stesso del passo rinvia all'antica pratica della transumanza, anch'essa motivo di lunghi spostamenti stagionali in luoghi lontani.

Luca Onofri

Bibliografia di riferimento utilizzata:

  • S. Cian, S. Cavagna, Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Dove gli alberi toccano il cielo, Firenze-Milano, Giunti - Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, 2007
  • E. Mattesini (a cura di), Vie di pellegrinaggio medievale attraverso l'alta valle del Tevere. Atti del convegno, Sansepolcro, 27-28 settembre 1996, Sansepolcro, Petruzzi, 1998
  • L. Onofri (a cura di), La spada, la croce, il giglio. L'Appennino romagnolo nel Medioevo e in Età Moderna, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2021
  • H. C. Peyer, Viaggiare nel Medioevo. Dall'ospitalità alla locanda, Roma-Bari, Laterza, 2009
  • H. Pirenne, Storia economica e sociale del Medioevo, Milano, Garzanti, 1972

Le compagnie mercenarie nella seconda metà del Trecento

 Il fenomeno delle compagnie mercenarie è una delle caratteristiche che contraddistinguono il XIV secolo, verso la fine del quale esso conoscerà sviluppi che avranno importanti ripercussioni nel secolo successivo. 
Ad innescare il grande sviluppo delle compagnie mercenarie vi furono diversi fattori, innanzitutto le condizioni politiche dell'Italia e, in generale, dell'Europa. Lo scontro di parte fra guelfi e ghibellini e le loro fazioni interne si era acuito fra XIII e XIV secolo, rendendo necessario richiedere l'intervento di forze armate esterne, che, almeno in teoria, fossero estranee agli scontri intestini delle città. A Firenze, ad esempio, Dino Compagni menziona più volte la presenza di soldati romagnoli (la Romagna a lungo fu una delle maggiori "fucine" di mercenari) e catalani. Non solo. In questo periodo vari potentati iniziarono ad instaurare dei governi signorili, per consolidare i quali era preferibile fare affidamento su soldati professionisti esterni alla città su cui ci si voleva affermare. Un esempio è il caso di Uguccione della Faggiola, che tentò di divenire signore di Pisa servendosi di cavalieri tedeschi rimasti al suo servizio dopo la morte dell'imperatore Enrico VII.

Il Branca alla rocca di Montefiore Conca (RN).

A ciò si aggiunga che anche nel resto d'Europa vi era una situazione propizia a chi intendesse lucrare sulle armi. Nel 1337 scoppiò la Guerra dei Cent'Anni fra Francia e Inghilterra, destinata a durare fino al 1453.
Una delle caratteristiche delle armi mercenarie in Italia per gran parte del Trecento fu quella di provenire da Oltralpe. Questo per varie ragioni. Innanzitutto l'area germanica vedeva la presenza di nobili che nei loro domini potevano reclutare soldati, i quali risultavano particolarmente efficienti. Questo è il caso di Guarnieri d'Urslingen (Werner von Urslingen), che fondò la celebre Grande Compagnia. Inoltre l'8 Maggio 1360 fu siglata la Pace di Brétigny, che poneva una tregua di nove anni alla guerra fra Francia e Inghilterra, cosa che provocò la "perdita di lavoro" per molti uomini d'arme, che dunque andarono alla ricerca di nuova occupazione in una terra dilaniata da conflitti fra piccoli Stati come l'Italia. Fra coloro che fecero questa scelta vi fu il famoso Giovanni Acuto (John Hawkwood) che giunse in Italia a capo della Compagnia Bianca.

Immagine tratta da Pixabay.

I capitani di ventura erano veri e propri impresari della guerra, interessati ad ottenere il maggior lucro possibile con il minimo sforzo. E il fatto che a predominare fossero compagnie straniere creò non pochi svantaggi. Infatti queste, essendo lontane dalle loro terre natie, non potevano farvi ritorno durante la stagione invernale, quando le azioni militari venivano sospese. Dunque divenivano un peso non indifferente per le terre che li ospitavano, che erano regolarmente oggetto di saccheggio.
Gradualmente iniziarono ad affermarsi anche compagnie italiane. Una delle più precoci e famose fu la cosiddetta Compagnia del Cappelletto, capeggiata da Niccolò di Montefeltro. Possiamo qui citare anche il caso di Branca Brancaleoni da Casteldurante, il quale, dopo essere stato cacciato dai suoi possedimenti dal cardinale Egidio Albornoz, fu a Bologna al servizio della Chiesa col figlio Pierfrancesco. Ma il caso più significativo fu sicuramente quello del romagnolo Alberico da Barbiano, il quale fondò la Compagnia di San Giorgio, la quale si proponeva, almeno a livello di immagine, di combattere i soprusi delle soldataglie straniere. Al soldo del Barbiano, infatti, militavano solo italiani.
Quella del Brabiano, che seppe rivitalizzate l'uso della cavalleria, fu una vera e propria "scuola" dell'arte della guerra, presso la quale si formarono due nomi molto importanti e che furono altrettanto validi maestri per le compagnie del primo XV secolo. Uno di essi fu il perugino Braccio da Montone, che costituì il suo esercito a partire da un gruppo poco numeroso di esuli suoi concittadini, cosa che lo portò a sviluppare tattiche peculiari incentrate sull'alternanza delle truppe, in modo da avere sempre a disposizione uomini freschi. Non meno importante, vi era poi Muzio Attendolo Sforza, che dalla sua città, Cotignola, reclutava i propri uomini d'arme. Questi prediligeva le grandi manovre che gli permettevano di cogliere sui fianchi gli schieramenti nemici.

Un momento della battaglia di "Ferrara sotto assedio" (foto di Alessandro Arrighi).

Le compagnie mercenarie erano vere e proprie imprese, attorno alle quali gravitava un universo molto variegato: dagli artigiani al servizio dei soldati ai contadini più o meno raccattati qua e là da mandare, all'occasione, in prima linea, dalle donne addette ai lavori domestici al notaio che siglava i contratti. I soldati erano divisi in lance, gruppi inizialmente costituiti da tre uomini (un cavaliere, un paggio e uno scudiero), ma che diventarono col tempo di numero più elevato e variabile. Altra caratteristica delle compagnie mercenarie era il forte spirito di corpo che le teneva unite. Inoltre tale contesto era uno dei pochi, all'interno di una società statica come quella medievale, in cui era possibile ottenere un certo grado di promozione sociale, arricchendosi sia tramite il soldo (il compenso pattuito con chi ingaggiava la compagnia) sia tramite la razzia.

Luca Onofri

Bibliografia di riferimento utilizzata:

  • D. Balestracci, Le armi, i cavalli, l'oro. Giovanni Acuto e i condottieri nell'Italia del Trecento, Roma-Bari, Laterza, 2009
  • N. Capponi, La battaglia di Anghiari. Il giorno che salvò il Rinascimento, Milano, Il Saggiatore, 2012
  • D. Compagni, Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi, Milano, BUR, 2018
  • L. Onofri, Dall'Appennino romagnolo a Montecatini. Note per una biografia politica di Uguccione della Faggiola, ⟪Alpe Appennia⟫ n. 4 (2021), pp. 37-56
  • S. Spada, Condottieri di Romagna. I. Il Duecento e il Trecento, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2018
  • W. Tommasoli, La vita di Federico da Montefeltro 1422/1482, Urbino, Argalìa, 1995

Gli Armigeri ospiti al "Festival della Canzone Autoprodotta"

 Nella serata di Sabato 7 Settembre 2024, il Branca, l'abate Antonio e Nolfo sono stati ospiti al "Festival della Canzone Autoprodo...